GIGS @lanificio159

  • 25/01/2018 @L2 Feria Live

Hit-Kunle

Hit-Kunle è un melting pot di influenze in cui si miscelano il mondo afro-latin, il rock, il soul ed un pizzico di punk.

Dalla fusione tra il termine inglese “HIT” e quello yoruba (dialetto nigeriano) “KUNLE” si ottiene “Il colpo che riempie abbondatemente la casa”.

“In The Pot” è l’album di esordio dei veneti Hit-Kunle: una trama fitta di influenze che vorrebbe poter prescindere dalle definizioni, ma a dover proprio scegliere i ragazzi identificano la loro musica come Tropical Rock.

Le loro composizioni attingono dal mondo afro-latin, così come dal soul, dal rock e dal punk, per un risultato all’insegna di un groove secco eppure immerso in atmosfere calde ed energiche.

I brani di “In The Pot” sono interamente composti dalla giovane Folake Oladun, classe 1995, italiana di origini nigeriane, che nel progetto ha fatto confluire liberamente le anime musicali europea e africana e i suoi ascolti musicali, lavorando insieme ai due amici, cresciuti come lei nella zona tra Padova e Mestre, per creare un caleidoscopio in cui risuonano musiche di molte parti del mondo, in una fusione-rock sempre in equilibrio tra freddo e caldo, tra Nord e Sud.

“In The Pot” prende il via con un brano che la band aveva già fatto girare in rete, in una versione precedentemente registrata: “May I Have Some?” apre letteralmente le danze con la sua ode alla carnalità del ballo, al desiderio di possedere l’attraente talento di muovere il corpo al ritmo del funk, quel magico tocco, arma di seduzione unica.

“Acid Fruit”, primo estratto dal disco, con la sua atmosfera caraibica racconta di scelte sbagliate usando la metafora di un colorato frutto tropicale che si rivelerà inaspettatamente aspro, mentre “Slowdown” riflette sulla necessità di fermarsi ogni tanto per capire per chi si sta facendo quello che si fa, se per noi stessi o per gli altri. In “Bells” torna un segno più giocoso, grazie alla filastrocca funk spruzzata di psichedelia che prende ispirazione dal lavoro che ogni band fa in sala prove per dare vita alla propria idea di musica.

Le successive “Share Your Love” e “Wildcat” vengono illustrate da Folake come il completamento della riflessione partita con “Slowdown” in cui si prende coscienza della necessità di fermarsi a riflettere sulla propria vita; poi si passa a “Share Your Love” in cui ci si apre a nuove possibilità, si parla di ricominciare da capo utilizzando la forza del sentimento, dell’amore universale; e poi si arriva a “Wildcat” che parla di come una volta superati i limiti che ci siamo autoimposti, si riesce ad essere sé stessi, ci si apre al mondo e si vive davvero “‘Cause it’s freaking, oh, the hell out of me! For it’s time for me to live, to pursue what I believe”. Si giunge così a quello che è forse il vertice dell’album in termini compositivi e ideali: “Colours” rappresenta perfettamente lo spirito che anima gli Hit-Kunle, fondendo meravigliosamente il rock con i suoni del sud del mondo, iniziando come un pezzo post-punk e finendo con un assolo che è una piccola catarsi afro-psichedelica. “Colours” è la visione della musica dei nostri, uno spazio interiore in cui tempo e luogo non esistono più, in cui si viene trascinati dalla forza del ritmo, della creatività, dell’abbandono di mente e corpo.

L’album si chiude con la più riflessiva e malinconica “He Was So Sad” e con la sincopata, agrodolce e graffiante “Pleasing Vice”, dal sapore più blues in cui si alternano distorti assoli di chitarra e delicate armonizzazioni vocali.

Dopo la realizzazione di un primo EP e una manciata di date sotto il moniker “ZODO’S”, agli inizi del 2016 avviene un cambio di formazione e conseguentemente anche di nome.

Il nucleo fondamentale è ora composto dalla cantante/chitarrista e autrice dei brani Folake Oladun e dal batterista Marco Mason, mentre Hit-Kunle dal vivo diventa un trio con il bassista Massimiliano Vio.

Con questa formazione la band viene selezionata per rappresentare il Veneto all’edizione 2017 dell’Arezzo Wave Love Festival. 
L’album è stato registrato, mixato e masterizzato da Franz Fabiano, che la band indica come un elemento fondamentale per l’elaborazione delle idee iniziali, reale mente ideativa e attiva nelle scelte stilistiche e sonore del disco.

Altro contributo fondamentale è stato dato da due amici nonché eccellenti musicisti: presenza costante in tutti i pezzi del disco é Alejandro García Hernandez che, grazie al suo tocco latin, aggiunge colore alla sezione ritmica principalmente con le congas, ma alla fine suonando praticamente qualsiasi cosa si possa shakerare e/o percuotere. Inoltre “Colours” vede la speciale partecipazione di Emanuele Lombardini, batterista di formazione, che con il suo intervento di bongos aggiunge movimento psichedelico e una ritmica serrata alla seconda parte del brano.